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| Il notiziario della
Parrocchia di Cerese |
Comunità
di Cerese |
Natale 2004
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| San Michele Calcio |
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Nel mese di agosto, durante il soggiorno per le famiglie della nostra
comunità in Val Aurina, in occasione di alcuni momenti di riflessione,
è nata l’idea, da parte di alcuni genitori, di trovare nuovi momenti
aggregativi per i ragazzini della nostra comunità.
Si è dunque pensato di sfruttare il campino da calcio presente in
oratorio.
Dall’idea ai fatti, è passato un pò di tempo, e, a metà di
settembre, ci siamo dati da fare per costituire una squadra di pulcini
iscritti al campionato CSI provinciale( il campionato iniziava il 3
ottobre).
Con una corsa contro il tempo, in una settimana abbiamo dovuto trovare un
numero sufficiente di bambini, fare tutto l’iter burocratico, ed
iniziare questa avventura.
La preoccupazione più grande era quella di iscriversi al campionato,
senza sapere bene quale adesione di bambini ci sarebbe stata. Dopo la
prima settimana abbiamo dovuto chiudere le iscrizioni perché le
richieste diventavano troppe.
Come tante cose che si fanno, spesso prima si realizzano, poi si riflette
sui perché, per non correre il rischio di ragionare troppo e di non
concludere nulla; oggi alla fine del primo campionato autunnale, cerco di
“tirare qualche somma” e rispondere a qualche perché.
Personalmente la motivazione nasce dal credere fortemente che, nonostante
tutto quello che oggi di negativo lo sport mostra, sia possibile ancora
proporlo come attività educativa, attraverso la quale aiutare tanti
ragazzini a crescere in armonia con se stessi e con gli altri.
E’ possibile fare sport, con l’intento di valorizzare tutti, dal più
piccolo al più grande, per quello che si è al di la delle personali
capacità; aggregare tanti bambini e le loro famiglie, cercando di
trasmettere la gioia di giocare e stare insieme, di rispettare l’altro,
di “imparare” a perdere, di suscitare un “sano” agonismo, in
poche parole, di condividere le emozioni, i sentimenti e i valori che l’attività
sportiva propone.
Queste sono alcune risposte a caldo che mi sono dato al termine di questi
mesi convinto che, da cosa nasce cosa e che quindi nuove porte si possono
aprire per rispondere sempre più ai bisogni educativi dei bambini.
L’ultima riflessione è sulle persone che hanno dato la loro
disponibilità affinché si realizzasse questa iniziativa: in un primo
momento questa esperienza poteva sembrare solo un servizio reso alla
parrocchia e alla comunità, ma alla fine, forse mi sono reso conto di
quanto abbiamo fatto un “servizio” anche a noi stessi avendo avuto l’occasione
di stringere nuove relazioni, di consolidarne altre, di sentirci
comunità anche attraverso questa piccola esperienza e, soprattutto, di
esserci divertiti molto insieme.
Lorenzo Sangermano


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