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"Ero
morto,
ma ora vivo
per sempre”
Sono le parole di Gesù Risorto, l’Agnello immolato dell’Apocalisse che dice “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi”
(Ap. 1, 17-18). Nella Pasqua di quest’anno 2010 vorrei tornare con voi su di un aspetto della nostra fede che rimane un po’ nascosto o trascurato: l’esperienza di Gesù dell’essere morto e la sua discesa agli inferi, attestata nel Nuovo Testamento dalla Prima Lettera di Pietro (1
Pt.3,19) e inserita nel Credo Apostolico. Il giorno del Triduo Pasquale che amo di più è proprio il Sabato Santo, il giorno in cui il Signore della Vita giace morto nel sepolcro e sulla terra c’è un grande vuoto e silenzio, i tabernacoli sono vuoti e si vive un grande silenzio di attesa e di speranza.
Anche Dio, nel suo Figlio Gesù, ha scelto di sperimentare non solo la morte ma anche l’essere morto e sepolto. Chi ha vissuto di recente un lutto importante sa per esperienza che il momento più duro e difficile è quello in cui viene chiuso il feretro e il coperchio della bara impedisce di vedere il corpo della persona cara, come pure il momento della tumulazione nella tomba o nel sepolcro, che sembra privarci definitivamente del rapporto con la persona amata. Da quei momenti ci sembra che la persona amata ormai sia assente, totalmente impotente, “scomparsa”, impossibilitata ad avere un qualche rapporto con i viventi. Perché anche Dio ha voluto sperimentare tutto ciò nel cammino del suo Figlio
Gesù?
Anzitutto per condividere con noi anche questa esperienza umana e per comunicarci non solo a parole, ma con la vita, che non siamo mai del tutto soli e abbandonati, neppure nel mistero della morte. E poi ancora per riempire di dolce speranza non solo l’esperienza della morte nostra e dei nostri cari, ma anche tutte le esperienze di “morte” che attraversiamo nella vita. Quali sono oggi le esperienze di morte nelle quali più acutamente ci sembra che Dio sia assente, impotente, morto a sua volta? Ci sono persone e famiglie oggi molto provate a causa della precarietà del lavoro, della “cassa integrazione”, del lavoro perso e non più ritrovato: questi fratelli vivono una realtà di grande incertezza, instabilità che a volte diventa persino angoscia riguardo alla sorte della famiglia e dei figli. Ci sono fratelli e sorelle che si sentono distrutti e falliti a causa della separazione con il proprio coniuge o perché hanno scoperto l’infedeltà e il tradimento del marito o della moglie, e ancora genitori che soffrono acutamente per le scelte dei figli, così diverse da quelle che si attendevano. Dentro queste prove che aprono profonde ferite nasce una domanda dal cuore sanguinante che sembra non trovare risposta: “Dov’ è Dio?” “Dove sei Signore? Perché non intervieni?”. Come pure quando sperimentiamo la nostra debolezza che fa cadere nello stesso peccato e ci sembra di non riuscire a rialzarci e a vincere la tentazione ricorrente. Sono queste le nostre esperienze di Sabato Santo in cui avvertiamo l’apparente assenza e impotenza di Dio e ci sentiamo profondante soli e abbandonati a noi stessi, alle nostre miserie. In questi momenti ci è suggerito come fare da un uomo che ha vissuto momenti di grandissima angoscia fin quasi al suicidio, San Serafino di
Sarov, che scrive: “Tieni la tua anima agli inferi e non disperare!”. Gesù è morto per scendere negli abissi delle nostre angosce e solitudini e per venirci a liberare, a tirare fuori dal nostro carcere infernale! A noi è chiesto di attendere con fiducia e di non smettere di sperare. Egli è fedele e non mancherà di parola!
Buona Pasqua!
Don
Paolo
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