CRISTO,
MIA SPERANZA,
E' RISORTO
Così canta la sequenza pasquale: sono le parole attribuite a
Maria di Magdala, la prima persona cui apparve Gesù risorto, la
donna che portò l'annuncio gioioso della risurrezione agli apostoli
ancora impauriti e increduli. Noi celebriamo quest'anno la Pasqua
nel cammino pastorale che ci vede impegnati ad essere
"testimoni della speranza", come dice anche il titolo del
convegno ecclesiale svoltosi a Verona nell'ottobre del 2006.
Proviamo a chiederci: in che senso il Cristo risorto è per noi la
sorgente della speranza? Nella vita delle persone e delle famiglie
della nostra comunità ci sono motivi di sofferenza che possono
indurre allo sconforto, talvolta anche alla disperazione: i ritmi di
vita incalzanti, spesso poco umani, che mettono a dura prova il
dialogo e la comunicazione tra i membri della famiglia; le
difficoltà economiche legate al costo della vita o a qualche mutuo
che pesa come un macigno; la difficoltà ad educare i figli,
soprattutto quelli nell'età della preadolescenza e
dell'adolescenza; il clima di indifferenza e di freddezza che spesso
fa sentire soli e abbandonati a se stessi. L'annuncio pasquale di
Gesù Cristo, crocifisso per i nostri peccati e risorto per la
nostra giustificazione, ci raggiunge proprio dentro queste
esperienze ed è capace di aprirle alla speranza. Come la morte di
Gesù in croce e la sua sepoltura non sono state le ultime parole,
gli ultimi atti della sua vita, così anche le difficoltà e le
sofferenze della nostra vita, se le attraversiamo in comunione viva
con Cristo, si aprono ad orizzonti nuovi e insperati. Il cammino
pasquale di Gesù, che ripercorriamo nella celebrazione del Triduo
della sua passione-morte e risurrezione, ci infonde la serena
speranza che lo sforzo quotidiano di fedeltà alle nostre promesse,
anche se ci costa un caro prezzo, non cade nel nulla e non ci lascia
delusi, che ogni gesto di dono autentico di noi stessi, ogni atto di
gratuità e di perdono non sono perdenti, ma vincenti nel senso più
vero. E ancora l'annuncio pasquale ravviva in noi la speranza che
ogni nostra chiusura nel peccato può essere scardinata e aperta al
perdono e alla vita nuova, ogni chiusura e indifferenza della nostra
comunità può aprirsi all'accoglienza e alla condivisione con i
fratelli. I segni della vita nuova, d'altra parte, non mancano, se
abbiamo occhi per vederli e cuore per accoglierli: adulti che si
lasciano coinvolgere per aiutare bambini di famiglie straniere nel
nostro doposcuola, genitori che accettano di accompagnare con
maggiore impegno e partecipazione il cammino di fede dei figli,
famiglie che si lasciano coinvolgere in un cammino di riscoperta
della fede e di condivisione delle gioie e delle difficoltà con
altre famiglie, persone che nel silenzio e nell'anonimato donano
tempo ed energie a sostenere persone malate,anziane, provate dalla
vita. Pensiamo a quanti anziani soffrono oggi la solitudine, quante
famiglie sono al limite della sopportazione perché provate
dall'assistenza ad un malato cronico o ad una persona disabile,
quanti bambini soffrono a causa della separazione dei genitori o
della scarsa attenzione nei loro confronti. Il campo è vasto e ce
n'è per tutti… E' proprio vero: se ci lasciamo coinvolgere dal
mistero pasquale di Gesù, la nostra vita personale e la vita della
nostra comunità a poco a poco cambia, si rinnova, si apre alla
speranza che a sua volta si manifesta nella capacità di dono, di
condivisione e di comunione. E allora buona Pasqua, una Pasqua di
speranza!
I sacerdoti e
le suore Orsoline
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