Comunità di Cerese

                 Natale 2006

   
Sommario (pagine PDF - attendere con pazienza il caricamento)
Pag. 1 Messaggio Natalizio (0.6 MB)
Pag. 2 L'accanimento terapeutico (0.1 MB)
Pag. 3 Un anno di ascolto (0.3 MB)
Pag. 4 Dall'oratorio con colOre (0.3 MB)
Pag. 5 Primi passi del gruppo missionario (0.4 MB)
Pag. 6 Restauro chiesa parrocchiale (0.3 MB)
Pag. 7 Anagrafe Parrocchiale (0.1 MB)
Pag. 7 Calendario Celebrazioni (0.2 MB)

   “Lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia” (Lc.2,7)

Così l’evangelista Luca racconta i gesti semplici e materni di Maria, subito dopo aver dato alla luce il suo figlio primogenito, Gesù. Il mistero del Natale, ogni anno è capace di stupirci in modo nuovo e di rivelarci qualche aspetto inedito dell’amore di Dio per noi e quindi anche del nostro amore per gli altri, riportandoci al senso ultimo della vita.
Quest’anno, in particolare, il cammino della nostra comunità parrocchiale tiene presenti due obbiettivi, che diventano anche due atteggiamenti: il coinvolgimento e la speranza (“Coinvolti dall’amore di Dio, testimoni di speranza”)
Il racconto della nascita di Gesù nel Vangelo di Luca narra proprio il coinvolgimento di Dio con la nostra vicenda umana. Il mistero dell’incarnazione rivela il modo con cui Dio ci ama, un modo che sconvolge le immagini con cui, solitamente, ci raffiguriamo o pensiamo il rapporto tra Dio e l’uomo. Noi pensiamo ad un Dio che dall’alto della sua divinità, si china a donare aiuto alla povera umanità. Ma il Vangelo dice ben di più: Dio decide liberamente e gratuitamente di lasciarsi coinvolgere dalla condizione umana, resa tragica dal peccato, e manda il suo Figlio a condividere in tutto, eccetto il peccato, la nostra condizione. Poi S. Paolo arriverà ad affermare che “colui che non aveva conosciuto il peccato, Dio lo ha reso peccato per noi, perché noi ne fossimo liberati". Questa scelta di Dio, manifestata nell’incarnazione del suo Figlio, ci comunica tre atteggiamenti capaci di trasmettere novità alla nostra vita:
l’appartenenza, il servizio, la speranza. 
Oggi rischiamo di sentire l’appartenenza come un limite, come qualcosa che limita la libertà: appartenere a una persona nel matrimonio, appartenere ad una famiglia, ad una comunità.
Siamo tentati di vivere come nomadi, sperimentando molteplici appartenenze, ma senza sceglierne definitivamente una che dia senso e identità precisa alla nostra vita. Dio ha scelto di incarnarsi, di farsi uomo, di appartenere ad un popolo, ad una cultura, ad una famiglia per comunicare la pienezza della sua vita a tutti i popoli, a tutte le culture e a tutte le famiglie. Solo se decidiamo di appartenere a qualcuno, ad una comunità e se coltiviamo il patto di fedeltà, implicito nell’appartenenza d’amore, diventiamo maturi come persone e realizziamo la vera apertura alla relazione, costitutiva del nostro essere. Gesù vivrà poi la sua appartenenza al Padre e all’umanità come un servizio d’amore, come un’offerta totale di sé. Ed il servizio appare anche nel modo con cui Giuseppe accudisce Maria, nella dedizione di Maria a Gesù, negli angeli che portano l’annuncio ai pastori, nei pastori che annunciano l’evento alla gente che incontrano. Sì, la speranza rifiorisce nella vita quando, sostenuti dalla grazia di Dio, decidiamo liberamente di appartenere, di assumerci le responsabilità, di “patire” le situazioni spesso complesse della nostra esistenza, di starci dentro con tutto il nostro essere, facendo di questa appartenenza un servizio d’amore.
Così può sempre rifiorire la speranza, così Gesù, nostra speranza, fa rinascere la speranza nei nostri cuori e nel mondo intero.
Buon  Natale con tutto il cuore!
Don Paolo

 

 

 

 

www.parrocchiadicerese.it    (agg.  14/12/2006 )
Parrocchia di Cerese, via Cisa, 69 - 46030, Cerese, (Mantova) - tel. 0376/448023
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