Pasqua:
l’amore che vince la morte
La prima enciclica di Papa Benedetto XVI
ci dà lo spunto per interpretare e vivere la Pasqua di quest’anno:
“Deus caritas est” “Dio è amore”.
L’amore di Dio, rivelato pienamente nella morte e risurrezione di
Gesù, non è solo l’amore di Gesù che ci ha amato fino alla
fine, fino a dare tutto di sé. E’ anche l’amore del Padre che
accoglie l’amore del Figlio e risponde con la risurrezione, con la
vittoria sulla morte e la glorificazione del suo Figlio Gesù e
infine con il dono dello Spirito che ci rende partecipi della vita
nuova e piena, frutto della Pasqua. Che cosa porta allora la Pasqua
nella nostra vita? Che cosa avviene nella nostra vita se accogliamo
la Pasqua di Gesù e se vi partecipiamo anche noi in verità e
libertà?
Anzitutto ci libera dalle sofferenze inutili e dannose e ci dà la
forza di essere perseveranti nelle sofferenze buone, quelle che sono
il prezzo del vero amore. A volte noi soffriamo inutilmente: quando
per esempio sottoponiamo la nostra vita o la vita delle nostre
famiglie a ritmi disumani, quando viviamo in concorrenza e
competizione esasperata con gli altri, quando siamo gelosi e
incapaci di partecipare alle gioie e alle sofferenze degli altri.
Tutto ciò provoca in noi una sofferenza sterile, infruttuosa: ci fa
stare male e non produce niente di buono. La Pasqua di Gesù, il suo
patire per i nostri peccati, ci libera da questa sofferenza inutile
e ci dà la forza di attraversare le sofferenze vere e buone,
conseguenza del vero amore, resistendo in esse e, anzi, crescendo in
umanità. In secondo luogo la Pasqua ci comunica la forza e la
capacita di “ripulire l’ambiente”, di contribuire a rendere
più umano e salutare l’ambiente in cui viviamo. Ognuno di noi,
infatti, contribuisce a creare un ambiente vitale, produce un
influsso nel bene e nel male con le proprie parole, opere e
omissioni. Gesù ci ha aperto la via, ha percorso per primo la
strada dell’amore come dice S. Pietro nella sua Prima Lettera (Pt1
2,23):
”Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non
minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica
con giustizia”.
Gesù, venendo nel mondo, non ha scaricato sugli altri il male
del mondo, ma lo ha assunto su di sé, è stato per così dire
schiacciato dal peso del peccato del mondo fino alla morte di croce.
Ma così la morte ha trovato la sua morte: la violenza del male,
sfogando su Geù la sua forza di morte, ha perso la sua virulenza,
ha trovato nella risurrezione la sua fine, la sua tomba. Così Gesù
ha purificato l’ambiente e così, con Ia sua forza, possiamo
purificarlo anche noi. Non ci sono situazioni così ingiuste e così
difficili da toglierci la libertà di amare, di fare il bene, di
vincere il male col bene. La Pasqua di Gesù ci rende liberi per
fare il bene sempre, in qualunque situazione e così contribuire a
migliorare l’ambiente in cui viviamo. E’ una specie di “ecologia
spirituale” ma molto concreta ed efficace se, cominciando da me,
accolgo la forza d’amore della Pasqua e lascio sprigionare Ia sua
forza vitale nella mia esistenza.
Buona Pasqua!
I sacerdoti e le suore
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