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Vita
dell'oratorio
SOGNANDO
IN ORATORIO
La nostra
parrocchia ha da tempo un oratorio. A volte sembra che scoppi, come in
alcuni venerdì sera o al sabato mattino, per il catechismo. Ma basta questo
a renderlo frequentato, vissuto? Per svolgere davvero il servizio di cui, ne
siamo sicuri, la nostra comunità esprime il bisogno, SOGNIAMO che
sia frequentato anche al sabato sera (ore 21-23), o alla domenica pomeriggio
(ore 15.30-17.30). Che sono i tempi liberi dei nostri giovani, dedicati allo
svago. E si sa, c'è svago e svago: in oratorio lo svago ha il gusto
dell'accoglienza, attraverso il "ciao" del don e di qualche
adulto, spesso papà e mamme che assumono la responsabilità di una "genitorialità
diffusa" (riconosciuta loro dai genitori che inviano i figli); ha i
colori della gratuità e della libertà, la luce delle cose tranquille,
lontane da tentazioni malsane, il profumo delle cose fatte insieme e la
concretezza dei segni, senza i quali credere diventa difficile, impossibile.
Gesù diede pani, diede vino, diede compagnia, diede tanto… vorremmo
davvero che l'impegno che la parrocchia mette per tenere aperto in quei
giorni e in quegli orari sia ancora quel piccolissimo segno che avvicina
oggi alla fede. Perché i passi verso la fede partono spesso da molto
lontano. Quel segno che dice ai nostri ragazzi e alle loro famiglie che a
loro ci teniamo, che ci stanno a cuore, e che per loro siamo disposti a
spendere (non solo denaro). Sogniamo… Se un uomo
sogna da solo il sogno rimane solo un sogno inizia la riflessione
di Helder Camara, vescovo brasiliano. Al sabato sera siamo già in grado di
offrire tutto ciò che i ragazzi dalla I alla III media vorrebbero trovarci
(tranne forse il bar): lo abbiamo verificato attraverso un questionario.
Loro forse già sognano con noi, ma non lo sanno. Perché nonostante questo
al sabato sera l'oratorio è deserto. Potremo migliorare l'utilizzo degli
spazi, aggiungere qualche proposta ma… rimane che la domanda dei ragazzi e
l'offerta dell'oratorio non si incontrano. Ecco perché sabato 9 aprile, ore
21, offriremo a tutti gli adolescenti musica, pizza e coca-cola. Sarà un
modo più forte per dire che al sabato sera l'oratorio è per loro.
Ma se molti uomini sognano la stessa cosa, il sogno
diventa realtà. Alla domenica pomeriggio invece un po' di
movimento c'è. Certo più si scende con l'età e più è semplice
coinvolgere. Però è questione anche del coinvolgimento dei genitori: nel
proporre e sostenere le iniziative, nel crederci, nel portare i figli,
magari anche nel partecipare. Dai film, alla playstation, allo stadio, alle
cacce al tesoro, a S. Lucia.
Don Simone e gli animatori dell'oratorio
IN
MONTAGNA
Gelo, freddo e
neve: ecco cosa ci aspettavamo a Costa di Folgaria il 30 gennaio scorso.
E da Cerese di coraggiosi ne son partiti oltre 200 (quattro pullman più
auto al seguito): giovani, forti e ben equipaggiati per parare i colpi di
General Inverno. Il tiepido sole e la neve artificiale non hanno scoraggiato
gli intrepidi, che hanno invaso il circuito degli slittini e conquistato le
piste da sci. L'unione fa la forza e i legami fanno la gioia, in una
domenica davvero "diversa", in cui lo svago "fuori
porta" si è conciliato anche con il ringraziamento comunitario al
Signore. Perché, complici le suore di Colpi che ci hanno messo a
disposizione il consueto salone per la Messa, se la montagna non va a Cerese,
pardon, a Maometto…
CACCIA AL
CONIGLIO
A carnevale
ogni scherzo vale. Anche a Cerese, anche in parrocchia. Ed è così
che per la meraviglia dei tanti bimbi che gremivano il campetto
dell'oratorio nel tiepido pomeriggio di domenica 6 febbraio si è
materializzato il sogno del "pastore" che diventa… no, non
pecora, e nemmeno agnello… un tenero coniglietto rosa di metri due
per chili novanta. È servito anche questo a far giocare, sereni, i
bambini, a far sentire accolte, a casa, le tante famiglie presenti;
musica, dolci, ruota della fortuna, tunnel, bandiere e addobbi vari
hanno fatto il resto. Condottiero nel 2004, coniglio nel 2005. E nel
2006? Si accettano scommesse, proposte ma soprattutto collaborazioni,
per non ritrovarsi a malpartito come quest'anno, rincorso da turbe di
maschere colorate e, alla fine, senza più nemmeno la coda tra le
gambe.
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