Gli eroi di Alamo

11217177_1451799558469990_8195883536489858121_nPremetto, questa è una storia vera di uomini veri, duri come l’acciaio e pronti ad affrontare tutto ciò che madre natura gli avrebbe parato di fronte. Il Cosa mi sembra dunque scontato: Campo di Competenza delle tecniche del pioniere… Se vi interessa anche il Dove (tutti dettagli di poco conto), il Quando e il Perché… Beh… Parliamo della fantomatica base di Spettine, dal 12 al 16 Giugno, per gli scout più tosti e spavaldi che i reparti d’Italia potessero offrire.

Ma andiamo con ordine. Come ogni storia che si rispetti si deve iniziare dalla partenza: la mia è stata più che altro una lunga dormita a bordo dell’auto di mio padre con il mio vice Giacomo seduto dietro… Come si è arrivati a Piacenza quindi resta ancora un mistero, ma una cosa è certa: sedici baldi giovani da ogni angolo del Centro/Nord Italia erano pronti a mettersi in gioco. Una comitiva piuttosto colorita a dire il vero: due mantovani, due sanbenedettesi, un fiorentino, due torinesi, due perugini, un monzese, due mirandolesi, due cesenati, un varesino e un riminese.

Ammetto che inizialmente rompere il ghiaccio non è stato semplicissimo, sapete, facce nuove, tradizioni diverse, pregiudizi eccetera eccetera… Ma questo non ha fermato i nostri animi ardenti! E dopo un silenzioso viaggio in autobus ci sono stati presentati i nostri nuovi capi: Massimo, Nicola, Franco, Piero, Federico, Maurizio detto Tex e Sullivan, l’unico CNGEI del campo (che ammettiamolo, con camicia verde e pantaloncini marroni faceva il suo figurone) … Iniziammo subito con la divisione del gruppo in due squadriglie: Pantere e Bufali. Pensando che quella sarebbe stata un’ottima occasione per sdrammatizzare e iniziare a far capire che eravamo tutti giunti per imparare mi sono buttato per primo nel “gioco” atto a spartirci, come risultato sono stato acclamato capo delle Pantere e avevo subito fatto capire un po’ del mio stile; morale? Non fermatevi mai alle apparenze!

10404107_1451799595136653_353197679227190222_nFinite le formalità da uniforme (alzabandiera e via dicendo…) eravamo pronti per iniziare il primo giorno di lavoro al campo. Ovviamente avremmo pur dovuto dormire da qualche parte, così i capi ci proposero un paio di progetti di sopraelevate: una in piano e una in dislivello (a noi è capitata la seconda e non vi dico la fatica). Il primo giorno è passato così, ripassando le legature classiche (con molti optional ovviamente), imparandone di nuove e sollevando pali e assi. Finito il duro lavoro siamo stati premiati con una generosa dose di uno dei pilastri della cucina trapper: la fagiolata! Dopodiché ci siamo dedicati al fuoco di presentazione della serata, dove ognuno avrebbe parlato brevemente di se. E piano piano il ghiaccio tra noi cominciava a rompersi.

Il secondo ed il terzo giorno sono stati un alternarsi tra sessioni di pionieristica di sq. (taglio delle filagne di legno e costruzione di tavolo e cucina di squadriglia) e la costruzione del nostro coltello personale, che vi dirò: è stata pazzesca! Tra i lavori il nostro caro Tex ci ha spiegato la storia della battaglia di Alamo e di come i texani si opposero accanitamente al nemico messicano… Non so se per caso o perché quella sarebbe stata l’ambientazione del campo noi diventammo i texani e i Bufali diventarono i messicani. Tuttavia, sarà stata la stanchezza, la partecipazione delle squadriglie non è stata elevatissima durante i fuochi serali di questi due giorni, trasformandoli quasi (il primo organizzato da noi ragazzi in particolare) in una agonia noiosa e assonnante.

Il quarto giorno è stato sicuramente il più fisicamente impegnativo, il che non è un caso viste le poderose costruzioni di reparto che dovevamo mettere i piedi. La mattina l’avevamo passata a finire le costruzioni di squadriglia, al pomeriggio invece ci eravamo concentrati su un alzabandiera e una torre d’osservazione (assegnata alla mia squadriglia). Ma la sorpresa più grande ce la fece l’arrivo delle guide (ve lo assicuro, non c’era neanche un maschio) del campo nazionale di animazione espressiva… Potete immaginare come ci sentimmo: noi, i sedici eroi di Alamo! Finite le costruzioni i capi ci proposero una sfida interessante, dove avremmo dovuto costruire nel minor tempo possibile un portale da campo di 8 metri. Purtroppo finì in pareggio e nessuno poté fare lo smargiasso con le ragazze del campo di fianco… Ma non è finita qui! C’era ancora un po’ di tempo prima delle docce (ghiacciate ovviamente), quindi si riaccese il conflitto tra texani e messicani, sfociato alla fine in estenuanti partite a roverino, scoutball e ruba bandiera. Inutile dire che il fuoco di quella sera fu una vera festa, anche se eravamo stremati più dei giorni passati ed era organizzato da noi.

L’ultima giornata la dedicammo allo smontaggio del campo, nulla di eclatante ma assolutamente fondamentale. A smontaggio concluso ci concentrammo sulla verifica del campo e alla condivisione di consigli, pareri ed impressioni. Dopo un pranzo frugale sotto la pioggia abbiamo dedicato l’ultima mezz’ora alla cerimonia dell’ammainabandiera, allo scambio dei contatti e all’acquisto dei ricordini della base di Spettine. Fu piacevole notare come il viaggio di ritorno in autobus era completamente diverso da quello d’andata. Eravamo diventati tutti compagni di avventura, ognuno si era fatto nuovi amici e non facevamo altro che parlare delle nostre città e di quello che avremmo fatto tornati a casa (abbiamo anche creato un gruppo su Whatsapp) anche se sapevamo del momento che ci aspettava di lì a poco. L’autobus ci scaricò davanti alla stazione di Piacenza e lì ci salutammo promettendoci che ci saremmo rivisti. Quella è stata la fine della nostra avventura, avventura che consiglio e auguro caldamente a tutti di vivere, perché ci ha permesso di lasciare qualcosa a qualcuno oltre che a ricevere informazioni su una delle nostre tante passioni. Ora, brevetto o no che sia, siamo tutti un po’ diventati dei pionieri.

Matteo Bergamaschi

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